#CorrerePerUnRespiro

#CorrerePerUnRespiro nasce da un’idea di Rachele Somaschini che ha voluto unire la propria grande passione per i motori a ciò che le sta più a cuore: far conoscere la fibrosi cistica e sensibilizzare alla donazione per trovare una cura per questa grave patologia, da cui lei stessa è affetta.

«Per molti anni non sono riuscita a parlare della mia malattia, troppo difficile da spiegare e soprattutto da accettare. Stavo crescendo e nascondersi non serviva più a niente, bisognava rimboccarsi le maniche e pensare a cosa fare di concreto per cambiare la mia situazione e quella di molti altri ragazzi.”

Dal 2016 veste i colori FFC nelle gare del Campionato Italiano Velocità Montagna, ed il 2018 la vedrà principalmente impegnata nel Campionato Italiano Rally CIR che le permetterà di portare il progetto charity in giro per l’Italia e sensibilizzare un numero sempre in crescendo di persone  .

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In gara con i colori di RS Team e Plus Rally Academy,  con l’aiuto di tanti volontari trasforma ogni gara, con la sua energia, in impegno e testimonianza per spronare gli appassionati di sport a dare il proprio contributo ed avere fiducia nella ricerca.

“Chi mi conosce per la prima volta stenta a credere che io sia malata. Eppure è così. I miei geni sono alterati e il mio aspetto esteriore contrasta con quello interiore.
Nascere con la fibrosi cistica significa dipendere da cure quotidiane continue, che sottraggono tempo alla vita vera, quella fatta di piccole semplici cose, le stesse che le persone sane danno per scontate, perché non conoscono cosa sia la fatica nel respiro.
Chi si confronta ogni giorno con la fibrosi cistica inizia la giornata curandosi, la termina curandosi. Respiriamo in una mascherina più forte che possiamo, facciamo più aerosol e antibiotici noi in una settimana di quelli che molte persone fanno in una vita intera.Ingeriamo manciate di pillole colorate che contengono tutto quello che la natura non ci ha dato. Siamo sottoposti a controlli mensili in ospedale e spesso finiamo ricoverati a fare cicli antibiotici per via endovenosa, che servono a contrastare le infezioni.

Ogni giorno è guadagnato con le unghie e con i denti, nella speranza che la routine possa cambiare. È difficile accettare di avere un’aspettativa media di vita di circa 40 anni. Significa vivere nell’incertezza del futuro, scontrarsi con troppe variabili. Viene sempre da chiedersi se avremo il tempo per realizzare i nostri progetti. Molti di noi sembrano più giovani dell’effettiva età anagrafica, i medici hanno una spiegazione scientifica anche per questo, ma a me piace dire che il motivo è un altro: non abbiamo voglia di crescere per rimanere lontani da quell’età media che fa così paura.
Raccontare la malattia nella sua quotidianità credo sia la via più efficace per farla conoscere.

Non mi sono mai sentita malata o diversa né mi sono mai posta limiti nel perseguimento dei miei sogni e nella realizzazione della mia persona. Finché la malattia me lo permetterà mi spenderò per sensibilizzare chi mi circonda a sostegno della ricerca scientifica, che è per tutti.”

Rachele Somaschini
Programma GARE 2018