#CorrerePerUnRespiro nasce da un’idea di Rachele Somaschini che ha voluto unire la propria grande passione per i motori a ciò che le sta più a cuore: far conoscere la fibrosi cistica e invitare le persone alla donazione per trovare una cura per questa grave patologia, da cui lei stessa è affetta.

Dal 2016 veste i colori di Fodazione gareggiando i primi anni nel Campionato Italiano Velocità Montagna e nel Mini Challenge e dal 2018 nel Campionato Italiano Rally CIR . Questo le permette di portare il progetto charity in giro per l’Italia e sensibilizzare un numero sempre in crescita di giovani appassionati di motori ma soprattutto richiamare l’attenzione del pubblico sulla sua missione.

I fondi raccolti da questo progetto itinerante sostengono Task Force for Cystic Fibrosis (TFCF) avviato dalla Fondazione nel marzo 2014 in sinergia con gruppi di ricerca di eccellenza mondiale, l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e l’Istituto G. Gaslini di Genova, cui si è associato per gli studi preclinici l’Istituto di Drug Dscovery Aptuit/Evotec.

donazioni raccolte

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2017 – TFCF FASE 3
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2018 – TFCF FASE Preclinica
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2018/2019 – TFCF FASE Preclinica

In gara con i colori di RS Team e Plus Rally Academy,  con l’aiuto di tanti volontari trasforma ogni gara, con la sua energia, in impegno e testimonianza per spronare gli appassionati di sport a dare il proprio contributo ed avere fiducia nella ricerca.

“Chi mi conosce per la prima volta stenta a credere che io sia malata. Eppure è così. I miei geni sono alterati e il mio aspetto esteriore contrasta con quello interiore.
Nascere con la fibrosi cistica significa dipendere da cure quotidiane continue, che sottraggono tempo alla vita vera, quella fatta di piccole semplici cose, le stesse che le persone sane danno per scontate, perché non conoscono cosa sia la fatica nel respiro.
Chi si confronta ogni giorno con la fibrosi cistica inizia la giornata curandosi, la termina curandosi. Respiriamo in una mascherina più forte che possiamo, facciamo più aerosol e antibiotici noi in una settimana di quelli che molte persone fanno in una vita intera.Ingeriamo manciate di pillole colorate che contengono tutto quello che la natura non ci ha dato. Siamo sottoposti a controlli mensili in ospedale e spesso finiamo ricoverati a fare cicli antibiotici per via endovenosa, che servono a contrastare le infezioni.

Ogni giorno è guadagnato con le unghie e con i denti, nella speranza che la routine possa cambiare. È difficile accettare di avere un’aspettativa media di vita di circa 40 anni. Significa vivere nell’incertezza del futuro, scontrarsi con troppe variabili. Viene sempre da chiedersi se avremo il tempo per realizzare i nostri progetti. Molti di noi sembrano più giovani dell’effettiva età anagrafica, i medici hanno una spiegazione scientifica anche per questo, ma a me piace dire che il motivo è un altro: non abbiamo voglia di crescere per rimanere lontani da quell’età media che fa così paura.
Raccontare la malattia nella sua quotidianità credo sia la via più efficace per farla conoscere.

Non mi sono mai sentita malata o diversa né mi sono mai posta limiti nel perseguimento dei miei sogni e nella realizzazione della mia persona. Finché la malattia me lo permetterà mi spenderò per sensibilizzare chi mi circonda a sostegno della ricerca scientifica, che è per tutti.”

Rachele Somaschini
Programma GARE 2019